Archivio per Novembre 2010 | Pagina di archivio mensile

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Un terminale in radiofrequenza consente la trasmissione dei dati di magazzino al sistema gestionale agendo da riduttore delle distanza tra i flussi fisici ed informativi. I terminali possono essere dei semplici trasmettitori di informazioni (lettura del codice a barre) o se dotati di un sistema operativo essere utilizzati per una iterazione con l’utente. I moderni terminali sono solitamente equipaggiati con il sistema operativo Windows Mobile che consente di far girare sopra delle applicazioni leggere ma che presentano al tempo stesso una grande flessibilità. Infatti con un terminale dotato di sistema operativo è possibile gestire le bolle di ingresso materiali in modo da guidare l’operatore di magazzino nell’attività di accettazione, è possibile gestire lo stoccaggio suggerendo le ubicazioni libere ed il percorso ottimale per stoccare il materiale, è possibile gestire le liste di prelievo ottimizzando i percorsi di prelievo ed in modo da conoscere in tempo reale lo stato di evasione dell’ordine, è possibile preparare i colli per la spedizione ed inviare i dati in modo che in maniera automatica esca fuori il DDT, è possibile gestire le operazioni inventariali. Le applicazioni possono essere diverse a seconda dei processi che è necessario gestire, inoltre i vantaggi sono notevoli e vanno dalla riduzione dei tempi di stoccaggio e prelievo, alla riduzione degli errori, alla eliminazione di documenti cartacei,  alla possibilità di monitorare l’attività di magazzino, a fronte di questi vantaggi ci sono naturalmente dei costi che sono però inferiori ai benefici e che sono abbordabili anche da una piccola impresa, infatti con un investimento inferiore ai diecimila euro è possibile metter su un sistema di radiofrequenza in magazzino.  La lista della spesa è sicuramente composta dei terminali in radiofrequenza, di uno o più access point, dalle stampanti di etichette, un server ed applicativo WMS. Le spese maggiori riguardano senza dubbio i terminali in radiofrequenza ed alla licenza con relative personalizzazioni dell’applicativo WMS. Per quanto riguarda i terminali in radiofrequenza è bene prevederne uno ogni due operatori di magazzino, ed inoltre è necessario acquistare delle batterie supplementari ed un caricabatterie, inoltre può essere utile prevedere un contratto di assistenza per i terminali in radiofrequenza.  Un terminale in radiofrequenza può costare dai 1000 ai 2000 euro a seconda delle caratteristiche tecniche, mentre per una batteria supplementare si va dai 50 ai 100 euro, un carica batteria va dai 200 ai 300 euro.

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Un sistema di produzione flessibile è in grado di produrre una gamma di parti o prodotti senza perdite di tempo necessarie per passare da una tipologia di prodotto all’altra. Riprogrammazione e setup fisico avvengono senza che vi siano perdite di tempo di produzione. Il sistema di produzione flessibile può produrre simultaneamente varie combinazioni di parti o prodotti anziché richiedere un approccio basato sulla produzione per lotti. Si tratta di un sistema di produzione altamente competitivo, efficace soprattutto per la produzione in medio o basso volume di prodotti, come nell’industria di automobili, aerei, acciaio, elettronica.
I tipici elementi di un FMS sono:

  • macchine a controllo numerico CNC, equipaggiate da un gestore degli utensili (questi ultimi si possono cambiare) e con la capacità di eseguire una grande varietà di operazioni;
  • magazzini dove i pezzi attendono di essere lavorati, sia in ingresso ed in uscita dalle macchine (buffer locali) che centrali nel sistema;
  • la stazione di carico e di scarico dei pezzi dall’FMS;
  • Pallet, ovvero dispositivi standardizzati per lo spostamento dei pezzi nel sistema (attrezzature speciali fissano i pezzi sui pallets);
  • Un sistema di trasporto che sposta i pezzi e gli utensili da una macchina all’altra.

Il sistema di trasporto può essere costituito da carrelli, nastri, robots ed è guidato automaticamente e controllato da un calcolatore. I principali vantaggi di un sistema flessibile di produzione sono i seguenti:

  • Aumento della produttività
  • Riduzione dei costi di lavorazione
  • Miglioramento delle condizioni di sicurezza degli operatori
  • Miglioramento delle condizioni generali di lavoro
  • Miglioramento della qualità del prodotto
  • Riduzione del tempo totale di produzione di un singolo pezzo
  • Esecuzione di processi non realizzabili manualmente
  • Riduzione dei costi derivanti dalla non automazione della produzione
  • Riduzione degli effetti negativi derivanti dalla mancanza di manodopera

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Soddisfatta sul ruolo centrale dei porti ma critica nei confronti di un Piano che non ha una «previsione finanziaria». Federagenti, la federazione degli agenti marittimi, analizza l’aggiornamento del Piano Nazionale della logistica presentato nei giorni scorsi dal governo.
«Si è consapevoli che nel documento di sintesi presentato al Senato non potevano essere comprese cifre e importi – si legge in una nota della federazione – ma senza una previsione di stanziamenti di fondi e di incentivi il documento rischia di apparire un elenco di pie intenzioni destinato a rimanere sulla carta come per le precedenti edizioni».
Soddisfazione per il ruolo che finalmente assume la portualità, riconosciuta come snodo principale dell’intermodalità. Qui, secondo Federagenti, sono stati individuati dei «punti nodali per una pianificazione strategica della logistica», ove «si riconosce, finalmente, nei porti lo snodo principale della intermodalità e della co-modalità».
Gli sprechi. Evitare finanziamenti “a pioggia” ma concentrare le risorse su scali strategici che già hanno progetti concreti in corso e non proposte faraoniche. Questi porti già ci sono, ovvero quelli dell’Alto Tirreno, Alto Adriatico e del centro-sud. «Negli ultimi anni – spiega Federagenti – è mancata una qualsiasi politica di intervento per la realizzazione di infrastrutture, non solo portuali, ma soprattutto di collegamento tra il porto e il retro porto logistico». Per questo «si auspica che il piano individui quei sistemi portuali che già racchiudono al loro interno specializzazioni ed investimenti, evitando sprechi e concentrando risorse senza lasciarsi attrarre da progetti faraonici privi di aderenza alla realtà e di insopportabile impatto finanziario». I sistemi dell’Alto Tirreno, dell’Alto Adriatico e dei porti del centro-sud sono quindi «la soluzione strategica su cui far concentrare le risorse, sia pubbliche che private». «Risulta utopistica – precisa Federagenti – un’azione politica e di programma che volesse pianificare ex novo la specializzazione dei poli già esistenti».
Ricapitolando, «va perseguita con energia una decisa semplificazione normativa, uno snellimento delle procedure (vedi Sportello Unico), un’attivazione di linea di incentivi per gli operatori portuali (riduzione delle accise dei carburanti) e una parziale fiscalizzazione degli oneri sociali dovuti dalle imprese portuali, azioni già da tempo richieste da tutto il cluster marittimo, ma inascoltate». Proposte che possano colmare il gap logistico «attualmente esistente – conclude Federagenti – che vede l’Italia al 22° posto nel mondo, dopo quasi tutti i paesi Ue (indice Logistic Performance Index della World Bank)».

Unece.org

Nov
2010
13

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www.unece.org

unece.org è il sito istituzionale dell’unione delle commissioni economiche con l’obiettivo di supportare le attività dedicate a migliorare la capacità delle imprese, il commercio e le organizzazioni amministrative, lo sviluppo nelle economie di transizione, per lo scambio di prodotti e servizi relativi in modo efficiente. Il suo obiettivo principale quello di agevolare le operazioni nazionali e internazionali, attraverso la semplificazione e l’armonizzazione dei processi, delle procedure e dei flussi informativi, e così da contribuire alla crescita del commercio globale. La commissione si occupa di analizzare e comprendere gli elementi chiave dei processi internazionali, le procedure e le operazioni di lavoro e per l’eliminazione di vincoli. Lo sviluppo di metodi per facilitare i processi, procedure e operazioni, compreso l’uso pertinente delle tecnologie dell’informazione.

Check-up logistico

Nov
2010
12

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La storia ha solitamente inizio con l’avvertire un dolore in un determinato punto del corpo, una sensazione di malessere e termina nello studio del medico che prescrive una serie di analisi per valutare in maniera scientifica i sintomi manifestati dal paziente. Più volte abbiamo detto che l’azienda è un sistema complesso e non è fuori luogo paragonarlo al corpo umano e pertanto è possibile evidenziare dei sintomi del sistema logistico che possono portare ad effettuare un check-up logistico al fine di individuare le cause dei sintomi evidenziati e predisporre le “cure” necessarie. Quali possono essere quindi i sintomi che possono metter in allarme l’azienda? Eccone alcuni:

  • Tempi consegna più lunghi della concorrenza
  • Ritardi di consegna dei prodotti ai clienti
  • Difficoltà a rispettare le frequenze di consegna
  • Difficoltà a rispondere velocemente ad aumenti di richieste rispetto alla media
  • Errori nelle consegne dei prodotti
  • Incapacità nel definire date di consegna realistiche
  • Elevati indici di rotazione
  • Aumento del work in progress
  • Aumento del tempo di lead time
  • Elevate giacenze di codici obsoleti
  • Difficoltà di programmazione dei rifornimenti
  • Necessità di utilizzare le scorte come polmone per fronteggiare la stagionalità della domanda
  • Lentezza nei rifornimenti di materiali
  • Elevato numero di codici mancanti
  • Frequenti trasferimenti tra depositi differenti.

A questo punto è necessario effettuare un check-up del livello di servizio logistico al fine di individuare le cause dei sintomi precedentemente individuati, un buon check-up è chiaramente ritagliato sulle esigenze e le caratteristiche dell’impresa pertanto forniamo uno schema generale che può essere d’aiuto nel formulare il proprio check-up logistico. A livello strutturale vanno presi in considerazione i seguenti elementi:

  • Requisiti di servizio del mercato
  • Modalità di determinazione della domanda e gestione ordini
  • Tempi di reazione e la flessibilità del sistema produttivo
  • Il sistema distributivo e le modalità di trasporto
  • Il sistema di gestione delle informazioni logistiche

A livello operativo vanno esaminati i seguenti elementi:

  • I sistemi di previsione e raccolta ordini
  • I sistemi di pianificazione delle attività di vendita, consegna e produzione
  • Le politiche e sistemi di gestione degli stock di prodotto finito
  • I sistemi di programmazione della produzione
  • I sistemi di gestione delle attività della distribuzione fisica
  • I sistemi di misurazione e controllo delle prestazioni logistiche.

PERT

Nov
2010
11

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La tecnica PERT è una tecnica di gestione dei progetti nata con l’obiettivo di ridurre i tempi ed i costi del progetto. Il PERT è uno strumento di programmazione reticolare che descrive in modo grafico le relazioni di causa – effetto, di precedenza logica e successione temporale che intercorrono fra diverse attività del progetto.

Il concetto di fondo dei diagrammi reticolari consiste nel vedere il progetto come una serie di attività interrelate. Le attività sono unità di lavoro elementari che vanno completate per raggiungere gli obiettivi del progetto. Questo diviene così la rappresentazione grafica del lavoro da fare perché il progetto sia completato: non indica soltanto i fabbisogni di tempo, ma anche i rapporti di dipendenza tra le attività. Ciò significa che il reticolo evidenzia quali attività vanno portate a termine prima che le altre possano cominciare. Il PERT mette l’accento sulla valutazione delle tempistiche e si serve di concetti di origine probabilistica al fine di ottimizzare le stime. I costi vengono considerati in relazione ai tempi, ma non in modo esplicito.

Il modello PERT trova una ampia applicazione in quelle situazioni in cui non sono ben noti i prodotti e i processi, mentre la cultura del progetto è abbastanza forte. Inoltre presume che siano ben definite le relazioni tra le attività, ma che ci sia poca storia precedente su cui basare le valutazioni dei tempi; quindi ci chiede di pensare in termini di stime (ottimistica, pessimistica e più probabile). Il metodo PERT si rivela particolarmente utile nelle imprese che lavorano per commessa, inoltre si ottengo grandi vantaggi dall’utilizzo di software di Project Management, alcuni dei quali open source.

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