Porto di Genova

feb
2011
21

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Il sasso nello stagno l’ha lanciato l’ex sindaco Giuseppe Pericu. «Perché – si è chiesto, in una lettera aperta alla città pubblicata dal Secolo XIX lo scorso 15 febbraio – si parla tanto del nuovo superbacino del porto di Genova? Siamo sicuri che quell’opera serva? Non possiamo rispolverare, piuttosto, l’Affresco di Renzo Piano?».

Una provocazione accolta con freddezza da Claudio Burlando («osservazioni stimolanti, ma adesso pensiamo a realizzare il bacino»), con distacco da Alessandro Repetto («sono sempre stato scettico sulla fattibilità dell’Affresco»), con sarcasmo dai sindacati e con un pizzico di irritazione da Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale, che a Pericu ha ricordato che un porto competitivo non può esistere senza una struttura all’interno della quale riparare le navi di grande stazza.

«Mi sento di affermare sin d’ora – è la posizione di Merlo – che è sufficiente analizzare il quadro attuale dell’armamento mondiale, dal punto di vista delle dimensioni delle navi, per verificare che senza un bacino di quelle dimensioni nell’arco di pochi anni Genova sarà costretta a rinunciare al settore delle grandi riparazioni navali ritagliandosi un ruolo esclusivo nel settore degli yacht». E ancora: «Per avere una prima indicazione dell’impatto occupazionale è sufficiente fare una fotografia dell’esistente per rendersi conto dell’imponente numero di persone che lavorano nel settore: le aziende autorizzate sono ottanta e gli addetti diretti più di duemila. Ciò senza considerare l’imponente indotto generato dalle attività principali che nel caso di importanti allestimenti e trasformazioni navali raggiunge il rapporto di tre/quattro addetti per ogni diretto».

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