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In un precedente post abbiamo visto come il codice a barre consenta di ridurre le distanze tra flusso informativo e flusso fisico. Esistono però diverse tipologie di codici a barre che vengono utilizzati nei più svariati ambiti produttivi, in questo post verranno illustrati i principali e le loro caratteristiche.
EAN-13 e EAN-8
Il codice EAN (European Article Numbering) lo troviamo nei prodotti in vendita nei supermercati ed affini per la rilevazione automatica del prezzo. E’ utilizzato nella grande distribuzione in Europa ed altri paesi extraeuropei. Fanno eccezione gli USA ed il Canada dove per motivi storici viene utilizzato il sistema UPC, comunque molto simile (vedi prossimo riquadro).
E’ un codice estremamente affidabile le cui cifre in sostanza contengono il codice dello stato (80 ad esempio è riservato all’Italia), il codice azienda ed il codice del prodotto. Fanno eccezione i prodotti confezionati internamente (frutta, salumi, pane, etc.) che sfruttano in modo diverso il medesimo codice.

CODE-39
E’ stato il primo codice a barre, di libero uso, che consentisse la codifica oltre dei numeri anche delle lettere (maiuscole) e qualche segno d’interpunzione. La variante CODE 39 FULL ASCII sviluppata in seguito permise di espandere la codifica a ben 127 caratteri diversi, comprendendo quindi anche le lettere minuscole, molti segni di interpunzione aggiuntivi e caratteri di controllo.
Di lunghezza variabile a piacere, è un codice “discreto”, cioè solo le barre contengono informazioni (contrariamente ai codici “continui” dove anche la larghezza degli spazi codifica informazioni).

CODE-32
Questo codice nasce da uno strano artificio studiato per il mercato italiano dei prodotti farmaceutici e regolato da apposita Legge. E’ stato preso in sostanza un CODE-39 di 6 caratteri alfanumerici e da questi, tramite un particolare algoritmo matematico, si è ottenuto un codice numerico di 9 cifre (la “A” iniziale è fissa, non codificata).

CODE-128 / EAN-128
Il CODE-128 è certamente il più moderno e “factotum” tra i codici a barre di libero uso. Infatti permette un’elevata densità di dati (numerici), la codifica di caratteri alfanumerici, ed una buona affidabilità.
L’algoritmo che lo gestisce fa in modo che, in presenza di coppie consecutive di numeri, la loro codifica avvenga utilizzando lo stesso numero di barre e spazi utilizzate da una sola lettera, dimezzando così lo spazio occupato.
A seconda del contenuto, in fase di stampa, può quindi cambiare la propria larghezza, anche se il numero di caratteri rimane lo stesso.

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