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Il trasporto ferroviario delle merci è una modalità di trasporto energeticamente efficiente, economica e sostenibile, il cui utilizzo è incoraggiato dalla politica dei trasporti europea. In Italia tuttavia il trasporto ferroviario delle merci riveste un ruolo marginale se confrontato con la modalità prevalente che è quella stradale. Le ragioni di questa difficoltà sono da ricercarsi nei vari aspetti che compongono la catena logistica del trasporto ferroviario e le infrastrutture ad esso relative. Come noto, il trasporto ferroviario presenta il grande svantaggio, rispetto a quello stradale, di non essere flessibile e di necessitare quindi, per il completamento del trasporto door to door, di cambi modali, a meno che produttore e cliente non siano provvisti di un binario di raccordo ferroviario collegato alla rete nazionale, cosa molto rara in Italia. Un secondo aspetto, fino all’apertura della rete alta velocità, era la saturazione della rete infrastrutturale ferroviaria dovuta al traffico passeggeri, che relegava quello merci a fasce orarie ridotte e lo subordinava alle esigenze di transito dei treni passeggeri, comportando tempi di percorrenza incerti e solitamente molto elevati, in disaccordo con le esigenze della produzione industriale. Inoltre a livello di sagoma limite ammessa a circolare sulle linee ferroviarie italiane, si riscontrano problemi in particolare verso il sud del paese, che limitano la possibilità di carico delle UTI sui carri ferroviari, riducendo la capacità di trasporto delle merci. Sempre per quanto concerne la parte infrastrutturale, anche l’orografia del nostro paese e quindi il tracciato ferroviario, non agevola la percorrenza dei treni merci, che per essere economicamente vantaggiosi necessitano di lunghezze e quindi pesi molto elevati: si pensi che in Germania circolano treni lunghi 600 m per un peso di 1600 tonnellate, mentre in Italia la media è di 400 m di lunghezza per un peso complessivo di 1200 tonnellate.

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