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Esiste una relazione di proporzionalità inversa tra il margine (calcolato come differenza tra prezzo e costi diretti) e la percentuale di saturazione degli impianti, infatti all’aumentare del margine diminuisce la percentuale di saturazione per ottenere il punto di pareggio. La saturazione degli impianti viene calcolata come rapporto tra QT prodotta e QT massima producibile, quindi se il macchinario che ho acquistato mi consente di produrre 20.000 pezzi l’anno ed io ne produco 4000 la percentuale di saturazione è del 20%. Maggiore è il margine e più velocemente raggiungo il punto di pareggio, ad esempio se il macchinario costa 40.000 euro ed ho un margine di 12 euro per unità venduta raggiungo il punto di pareggio al 17% della capacità produttiva.

Quali manovre ha disposizione una piccola impresa per raggiungere il punto di pareggio più velocemente senza diminuire la capacità produttiva (che potrebbe tornare utile in una fase di espansione del mercato, oppure potrebbe rilevarsi difficoltosa senza sostenere elevati costi)? L’unica possibilità in tempi di crisi è aumentare il margine diminuendo i costi diretti, il mercato infatti non ci consente di aumentare i prezzi per aumentare il margine. Pensiamo ad un ristorante che ha un certo numero di coperti che rimangono fissi, l’unico modo per raggiungere il pareggio anche con basse percentuali di occupazione dei tavoli è quello di aumentare il margine riducendo i costi diretti, ovvero il costo della singola portata. La riduzione dei costi è possibile solo se si conosce la struttura dei costi altrimenti si rischiano di tagliare dei costi che compromettono la qualità del prodotto finito, tagliare i costi significa andare a scovare tutti gli sprechi che non generano valore per il cliente, ma questo è possibile solo se abbiamo a disposizione un sistema informativo, altrimenti facciamo sempre il conto del salumiere (non se la prendano a male coloro che appartengono a questo categoria è solo un modo di dire).

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