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La Gran Bretagna può rappresentare un buon ponte verso i mercati del nord Europa e dei mercati americani (anche se negli ultimi anni questa affermazione è sempre meno vera). Vediamo quindi dal punto di vista logistico quali sono le implicazioni di una esportazione nel Regno Unito.

Il trasporto merci sul territorio è prevalentemente realizzato su gomma. Le realtà portuali sono di tono minore rispetto ai porti del Mediterraneo e soprattutto a Rotterdam. Il trasporto ferroviario, sebbene in percentuale superiore a quanto avviene in Italia, è comunque al di sotto della media europea. Le importazioni e le esportazioni avvengono prevalentemente tramite containers trasportati su gomma, via traghetto ovvero via Eurotunnel. Innegabilmente, il traffico pesante ha un impatto notevole sulla viabilità nazionale, anche se per fortuna le autostrade principali (indicativamente la M25 attorno a Londra, M3 – M4 ed M20) sono a più corsie e gratuite. La singolarità dell’Italia, in merito alla compagine societaria dei trasportatori, qui è in parte differente. In pratica, esistono Aziende medio grandi che possiedono un largo numero di veicoli per il trasporto, ma non è poi tanto rara la presenza di “padroncini” che peraltro spesso si associano insieme o si appoggiano a primarie Aziende di trasporto.

Le aree industriali e le infrastrutture hanno, in Gran Bretagna, costi molto più elevati rispetto ad altri paesi. Il mercato immobiliare, sia civile che industriale, ha riportato negli ultimi anni un incremento del valore del “mattone” decisamente smisurato, tale per cui in alcune zone (ad esempio nell’area attorno a Londra) gli immobili, in meno di 10 anni, hanno triplicato il proprio valore.  Questo stato di cose, ovviamente, non favorisce lo sviluppo industriale e manifatturiero in generale. La politica delle aziende, infatti, tende alla “locazione degli immobili su misura”, tale per cui le Aziende richiedono la costruzione di grandi complessi di cui però non sono proprietari, ma bensì semplici affittuari.

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