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Nella categoria dei paesi emergenti abbiamo non solo il famoso BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) ma anche quelli che li seguono a ruota come la Turchia, Polonia, Vietnam, Corea del Sud, Messico, Argentina, Colombia solo per citarne alcuni. Se teniamo presente che oltre la metà delle nostre esportazioni è diretta ai mercati europei (che sono in difficoltà) si capisce che bisogna avviare una strategia diretta ad orientare le nostre esportazioni sempre di più verso i mercati emergenti.

Del resto nel 2012 le nostre esportazioni sono cresciute soprattutto verso queste aree. questi mercati si stanno industrializzando sempre di più, dunque hanno una forte richiesta di macchinari e tecnologie per creare e sviluppare le loro industrie per soddisfare sia i fabbisogni interni che per esportare le loro produzioni. Per quanto riguarda i prodotti di largo consumo, visti i loro bassi costi di produzione (che hanno portato molte nostre aziende a delocalizzare presso di loro) non abbiamo spazi; possibilità vengono invece garantite per i prodotti più rappresentativi del “Made in Italy”, quelli di fascia alta di maggior prestigio, qualità ed eleganza. la figura del solito importatore potrebbe non bastare. Anzi in molti casi è sconsigliata. Molti di questi mercati sono commercialmente chiusi, situazione che è stata aggravata dalla crisi, per cui molto spesso l’operatore interessato ai nostri prodotti non si limita ad importare ma pretende la creazione di una società per gestire tutte le fasi commerciali. La cosa in sé non solo non è un problema ma anzi è una manifestazione di volontà di volerci con loro in quel mercato per un lungo periodo e non per operazioni “mordi e fuggi”, ma che comporta per l’azienda la necessità di spendere capitali anziché il semplice “vendere ed incassare”. La richiesta di partenariato riguarda non solo la commercializzazione di prodotti ma anche la possibilità di produrre in loco prodotti di largo consumo.

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