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La scelta del materiale d’imballaggio più idoneo per un certo alimento è un processo molto complesso influenzato sia dalla natura dell’alimento, dalla natura del materiale e dal rapporto tra contenuto e contenitore sia da considerazioni economico-finanziarie, commerciali, di marketing e di inquinamento ambientale. Attualmente i materiali più usati nell’imballaggio alimentare sono il vetro, i metalli, la carta, il cartone e le materie plastiche, mentre sono in calo il legno e i tessuti. La salubrità e la sicurezza dei cibi è una questione di grande interesse per la collettività ed una delle maggiori preoccupazioni riguarda la migrazione di sostanze tossiche dai materiali d’imballaggio a contatto con l’alimento all’alimento stesso. In Italia l’idoneità alimentare di un materiale d’imballaggio è disciplinata da circa 35 anni, mentre a livello europeo da più di 25. Tale sovrapposizione di norme nazionali e comunitarie rende la materia complicata e soggetta a frequenti modifiche, tuttavia possono essere individuati alcuni principi fondamentali comuni alle due legislazioni:

  • l’inerzia del materiale e la purezza dei prodotti alimentari
  • l’etichettatura positiva
  • La migrazione delle sostanze presenti nel materiale d’imballaggio non deve superare certi limiti
  • La formulazione delle liste positive

l’inerzia del materiale e la purezza dei prodotti alimentari:I materiali utilizzati per l’imballaggio alimentare devono essere sufficientemente inerti, ovvero non dare adito a migrazione di sostanze nell’alimento o, almeno, non mettere in pericolo la salute umana o comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari o un deterioramento delle caratteristiche organolettiche.

l’etichettatura positiva:I materiali devono essere accompagnati da documenti che ne attestano l’idoneità e, a seconda dei casi, dall’indicazione “per alimenti”, da un simbolo appropriato (figura 3.1) o da un’indicazione che evidenzi l’eventuale limitazione di impiego (bottiglia da vino, sacchetto per surgelati, ecc.); il rispetto dei limiti di migrazione globale e specifica

La migrazione delle sostanze presenti nel materiale d’imballaggio non deve superare certi limiti: il limite di migrazione globale o totale (overall migration limit, OML), applicabile al totale delle sostanze migranti e il limite di migrazione specifica (specific migration limit, SML), riferito a singole sostanze o gruppi di sostanze.

La formulazione delle liste positive: Il materiale d’imballaggio, per essere idoneo al contatto con l’alimento, deve essere prodotto solo con sostanze conosciute e ritenute sane; per questo motivo la normativa elenca in apposite liste, dette liste positive, gli ingredienti e le materie prime che possono essere utilizzati per la produzione del materiale con i relativi limiti di migrazione specifica e le eventuali limitazioni d’impiego (ad esempio le concentrazioni massime impiegabili o l’esclusione per certi usi). L’autorizzazione all’impiego di una sostanza e l’istituzione dei connessi limiti di migrazione avviene in base ai risultati di studi sperimentali e alle informazioni relative al suo impiego (funzione tecnologica, materiali in cui è previsto l’uso), alla sua migrazione e soprattutto alla sua azione tossicologica.

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