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In diversi post precedenti abbiamo visto come un sistema informativo sia di grande aiuto per una azienda ed a maggior ragione non si può gestire la logistica senza un sistema informativo grande o piccolo che sia in quanto il flusso fisico delle merci è intimamente legato al flusso informativo. In questo post vediamo quali devono essere le caratteristiche del sistema informativo logistico che possiamo considerare come un sottosistema del sistema informativo aziendale. Il sistema informativo logistico deve essere di supporto alle seguenti attività:
Pianificazione: Stabilire cosa deve essere realizzato nel breve e nel lungo periodo
Esecuzione: Acquisire e organizzare le risorse e le attività necessarie a realizzare il piano
Controllo: Valutare i risultati e confrontarli con gli obiettivi del piano, analizzando le cause degli scostamenti.
È importante sottolineare come sia necessario che i vari moduli del software siano integrati tra di loro in modo da evitare la creazione di isole informative con un ridondanza di dati ed una dispersione informativa. I sistemi informativi per logistica possono soddisfare diverse esigenze e pertanto esistono sul mercato diverse tipologie di programmi che ha dato vita ad una selva di sigle a volte poco comprensibili ai non addetti ai lavori, vediamone le principali:
ERP (Enterprise Resource Planning) Sistemi informativi aziendali in grado di ricondurre tutte le funzioni aziendali in un unico quadro gestionale
WMS (Warehouse Management Systems) Sistemi per la gestione operativa del magazzino
TMS (transportation management systems). Sistemi per la gestione delle attività di trasporto
APS (Advanced Planning and Scheduling) Sistemi per la programmazione avanzata della produzione
MES (Manufacturing Execution Systems) Sistemi di monitoraggio e controllo del flusso dei materiali
Tracking & tracing Sistemi di monitoraggio e controllo del flusso dei materiali.
Esportare è una necessità che l’industria italiana ha sempre avuto. Ma, pur occupando l’Italia l’ottavo posto in classifica mondiale dei paesi esportatori, l’esportazione è ancora prerogativa di grandi complessi, la cui struttura organizzativa consente l’istituzione e il mantenimento di uffici permanenti di commercio estero.
Esse considerano il mercato estero come mercato di riserva in cui vendere il prodotto non collocato sul mercato interno, o come valvola di sfogo in momenti di crisi; quando non rinunciano addirittura ad operare con l’estero, basandosi sul presupposto che sia troppo complicato o rischioso.
Questo volume di Luigi Lombardi, eminentemente “pratico”, raccoglie in modo completo e sistematico “tutto ciò che l’esportatore deve conoscere per collocare con successo le merci sui mercati internazionali”.
Non solo si rivolge particolarmente alle imprese medie e piccole fornendo le cognizioni di base per operare proficuamente con l’estero, ma colma anche la lacuna dell’insegnamento istituzionale e costituisce uno strumento indispensabile per quanti operano nel campo o vogliono fare in esso carriera. Complemento di questo lavoro è un altro volume dello stesso autore, Manuale di tecnica doganale e commercio estero, che tratta in dettaglio tutta la normativa e le discipline tecniche connesse con gli scambi internazionali.
Perché si esporta – Lo studio preliminare che l’esportatore deve fare prima dell’esportazione – Il marketing mix e il prezzo di vendita sul mercato estero – I canali di distribuzione e l’organizzazione delle vendite – La pubblicità e la “promotion” all’esportazione – Il contratto di vendita e il regolamento del prezzo della merce – Le formalità di carattere camerale, economico, valutario e doganale – La scelta del mezzo di trasporto e l’assicurazione delle merci – Documenti di accompagnamento delle merci richiesti dai paesi esteri importatori – Sistema pratico di formazione del prezzo di vendita all’esportazione – Cenni sul commercio di transito – I finanziamenti all’esportazione – Accenni sull’assicurazione crediti all’esportazione – Gli incentivi a favore delle esportazioni – Come essere sempre aggiornati sulla disciplina del commercio estero
Abbiamo visto in un precedente post, l’importanza anche per una piccola e media impresa di mappare i propri processi aziendali in modo da riuscire ad avere un maggiore controllo dei flussi aziendali. In questo post vedremo come classificare i processi in base a quattro caratteristiche fondamentali, è importante ribadire che le classificazioni che si fanno non sono utili solo ai fini accademici ma hanno grande rilevanza pratica, in fatti quando progettiamo un nuovo processo aziendale o ridisegniamo uno esistente conoscerne le caratteristiche consente per prevederne la struttura dei costi. Le caratteristiche principali di un processo possono essere riassunte in:
- Volume
- Varietà
- Variabilità
- Visibilità
Ognuna di queste caratteristiche può essere alta o bassa dando luogo a diverse configurazioni di processi. Per volume si intende il numero di output realizzati dal processo, per varietà si intende il numero di output differenti prodotti dal processo, per variabilità si intende la variazione del volume nel tempo, mentre per visibilità si intende quanta parte del processo è visibile da parte del cliente sia interno che esterno. Consideriamo l’esempio di un processo comune in tutti i magazzini come il processo di picking e vediamo come misurare le quattro caratteristiche precedenti. Nel caso del volume intendiamo il numero di prelievi effettuati in un anno (4000 prelievi l’anno è un volume basso mentre 200.000 è un volume alto). Per misurare la variabilità del processo di picking consideriamo le tipologie di prelievi effettuati (prelievi per vendite, per produzione interna, per produzione esterna). Per misurare la variabilità valutiamo l’andamento dei prelievi nel corso dell’anno avremo variabilità nulla nel caso i prelievi siano costanti durante tutti i mesi dell’anno viceversa avremo una variabilità più o meno elevata. La visibilità è misurata scomponendo il processo di prelievo nelle varie attività elementari e nell’individuare quale percentuale di queste attività è visibile al cliente (ad esempio se quando carichiamo sul camion la merce inviamo una mail con un copia digitale del packing list possiamo dire che questa fase è visibile al cliente, viceversa quando il magazziniere preleva il prodotto dalla sua ubicazione questo non è visibile al cliente). È importante individuare le quattro caratteristiche dei processi prima evidenziati in quanto ci permettono di effettuare diverse considerazioni, ad esempio se il nostro processo di prelievo presenta un alto volume ed una bassa varietà e variabilità è un ottimo processo candidato ad essere automatizzato. Inoltre processi che presentano alti volumi, alta varietà, alta variabilità ed alta visibilità richiedo l’utilizzo di strumenti software abbastanza sofisticati.
In un post precedente abbiamo visto come in sistema GIS possa essere d’aiuto nella gestione della supply chain, in questo post vedremo come un sistema GIS può essere di grande aiuto a chi si occupa specificatamente di trasporti. Esistono dei GIS dedicati al mondo dei trasporti sviluppati specificamente per archiviare, visualizzare, gestire ed analizzare i dati trasportistici. Questi sistemi integrano il motore GIS ed i modelli di trasporto in un’unica piattaforma. Questi software forniscono un set di strumenti in grado di risolvere diversi problemi legati ai percorsi di distribuzione e raccolta delle merci. risolvendo molte variazioni del classico problema dei percorsi, includendo limitazioni sul tempo di servizio, sulla possibilità di effettuare fermate, sull’utilizzo dei veicoli da più depositi e sull’uso di flotte non omogenee. Una altra classe di problemi risolti da questi software sono i problemi di Arc Routing legati all’uso efficiente della rete stradale, trovando larga applicazione nel porta a porta. Infine i gis per i trasporti sono di grande aiuto per risolvere i problemi legati ai flussi di rete quali l’efficiente consegna di beni o servizi presenti nei trasporti o in altri contesti.
È evidente che tale classi di problemi sono tipici delle medie e grandi imprese di trasporto, un piccolo autotrasportatore può trarre già dei grandi benefici da un GIS open source od entry level come può essere MapPoint, un GIS dedicato ai trasporti sarebbe eccessivamente oneroso, considerando anche le competenze necessarie per utilizzarlo.

