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Il Piano della logistica andrà al Cipe entro il mese di marzo. Lo ha annunciato venerdì il sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino, a un convegno promosso dalla Uil a Genova. “Nel piano”, ha detto Giachino, “ci sono tutte le azioni necessarie per tornare a far crescere di più il Paese. Insieme agli interventi inseriti nel decreto Milleproroghe, appena approvato, sarà il secondo patto strategico per rilanciare il Paese”.
Giachino ha evidenziato come “l’Italia, a causa della minore competitività della logistica, perda traffici diretti all’Italia pari a 4 miliardi di euro oltre ad almeno movimenti di merci per altri due-tre miliardi diretti ai Paesi del centro Europa che seguono altri percorsi”.
Il sottosegretario ha anche fatto un invito “a tutte le parti sociali, a partire da quelle del porto di Genova, a non fare scioperi e a non bloccare le attività in questo anno cruciale in cui si discute e si lavora per lo sviluppo”.

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L’ultima recessione ha reso ancora più evidente che il processo produttivo dei Paesi è legato in modo determinante alla organizzazione logistica. Spesso l’unica possibilità di ottenere dei margini sulla produzione e l’unica possibilità di essere competitivi è legata alla capacità di ottimizzare proprio il processo distributivo. L’Italia, come noto, non può certo vantare primati positivi in questo ambito: al contrario, secondo una stima della Banca d’Italia, l’inefficienza della logistica costa al nostro paese 40 miliardi di euro l’anno e costituisce uno dei maggiori motivi di perdita di competitività della nostra economia. Per questo motivo il Governo ha ufficialmente presentato il nuovo Piano nazionale della logistica, messo a punto e approvato dalla Consulta dell’autotrasporto e della logistica. Il documento si basa sui lavori che portarono alla approvazione, da parte del Cipe nel marzo 2006, del precedente Piano, ma è stato rielaborato alla luce dei grandi cambiamenti prodotti dalla crisi economica e dai nuovi equilibri economici mondiali.

Secondo il Piano l’inefficienza logistica italiana è determinata dai pesanti gap infrastrutturali, dai tanti veti posti sui dragaggi e sulle grandi opere (come la Tav) ai tanti colli di bottiglia che rallentano l’accesso ai centri urbani, al costo dell’attraversamento delle Alpi, alla maggiore congestione del traffico. Preoccupa inoltre che la quota dei vettori italiani nell’interscambio con l’estero sia scesa nel corso del tempo al di sotto del 30%, ampliando il passivo della bilancia commerciale di settore ad oltre 6 miliardi all’anno negli ultimi tre anni. Il Piano si pone l’obiettivo di ridurre il costo dell’inefficienza logistica di 10 punti l’anno dal 2011 (equivalente 4 miliardi) e, al tempo stesso, di aumentare la capacità di attrazione di nuovi flussi di traffico. La stima complessiva è di 5-7 miliardi di euro all’anno (comprensivi delle nuove quote di trasporto

«Siamo convinti – ha dichiarato il sottosegretario ai Trasporti e presidente della Consulta, Bartolomeo Giachino – che il miglioramento dell’efficienza logistica,dai porti agli interporti, dalla distribuzione urbana delle merci alla riduzione dei tempi di attesa al carico e allo scarico, unito a un più convinto ricorso a forme di comodalità (grazie anche al ferrobonus e alla prosecuzione dell’ecobonus per le autostrade del mare) ci consentirà di attrarre nuovi volumi di traffico che oggi scelgono la maggiore efficienza dell’organizzazione logistica del Nord Europa e aiuterà il nostro Paese a crescere da 0,3 a 0,5 punti di Pil in più l’anno. È un lavoro che il Paese non può rinviare, se non vuole continuare a pagare un prezzo elevato in termini di minore competitività e di minore crescita economica».

Di qui la scelta di un Piano operativo, articolato in 10 linee strategiche che comprendono le prime 51 azioni (metodo Attali) già individuate e che saranno portate avanti dalla Consulta della logistica. Per raggiungere gli obiettivi, accanto a molti interventi a costo zero, saranno necessarie misure infrastrutturali nella logica di “rete” e di “rete dei corridoi”. Tra le misure attuative prospettate c’è il miglioramento dei tempi delle dogane, una riforma portuale virtuosa e l’incentivazione delle aggregazioni di imprese di autotrasporto e/o servizi anche attraverso contratti di rete. Inoltre, nell’ottica del Piano, i porti del Nord Tirreno e del Nord Adriatico devono puntare ad attrarre i 2 milioni di container diretti verso il nord Italia, la Svizzera e l’Austria e che per le nostre inefficienze scelgono i porti del Nord Europa e le locali imprese di logistica. Questo singolo obiettivo vale almeno 3 miliardi di euro di benefici. Secondo il Governo il miglioramento dell’efficienza logistica di 10 punti l’anno potrà comunque essere raggiunto soltanto con il pieno coinvolgimento di tutta l’organizzazione logistica del Paese, delle Regioni, degli enti locali, degli operatori logistici pubblici e privati.

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La logistica al servizio della portualità italiana, con particolare riferimento anche alla Liguria. E’ il messaggio lanciato dal sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino, che ha presentato il Piano della Logistica: “Con le 51 azioni che abbiamo concordato con gli operatori di tutto il paese e con le Autorità portuali – ha detto Giachino -, vogliamo tagliare di 10 punti l’anno il costo dell’inefficienza logistica, per un valore di 4 miliardi di euro. Siamo convinti che, aumentando l’efficienza logistica del paese attrarremo più volumi di traffici merci ai nostri porti, che sono il punto centrale di questo piano”.
Nel piano, ha spiegato Giachino, “si parla 47 volte dei porti, proprio a dimostrare l’importanza che diamo a questo comparto. Nel documento diciamo che quello che va bene ai porti va bene al Paese. Ma, nel piano della logistica, diciamo una cosa molto importante per la crescita: mentre l’autonomia finanziaria dei porti è in discussione, tra Parlamento e Governo noi sottolineamo come, per gli scali strategici nel 2011 dovremo trovare risorse per farli crescere di più”.
Il piano, prima di essere presentato al ministro Matteoli, sarà limato con alcuni suggerimenti, non ultimi quelli della stessa Confindustria. “Questo piano serve al Paese – ha concluso Giachino -, lo aiuterà a crescere di più e mi aspetto da Genova, che in questo periodo ha aiutato molto con i suggerimenti di Autorità portuale, spedizionieri, terminalisti, parlamentari ed enti locali, un ulteriore contributo”.

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“L’inefficienza logistica del nostro Paese, grazie a chi ci ha impedito di dragare i porti e di fare le reti infrastrutturali, costa 40 miliardi di euro l’anno, che sono considerati da qualcuno, giustamente, una tassa sul sistema economico italiano. Noi, con le azioni del Piano Nazionale della Logistica, gran parte delle quali sono azioni che non costano, puntiamo ad aumentare l’efficienza logistica del Paese di 10 punti l’anno, che vuol dire 4 miliardi di euro, quasi mezzo punto di Pil”. Lo ha dichiarato il sottosegretario ai trasporti Bartolomeo Giachino, citando i dati del Ministero e della Banca d’Italia, a margine dell’inaugurazione di Port&ShippingTech, forum internazionale sull’innovazione tecnologica per lo sviluppo sostenibile del sistema logistico portuale e dello shipping, oggi e domani a Palazzo Ducale a Genova. “”La Logistica, come le infrastrutture – ha aggiunto Giachino – non e’ ne’ di destra, ne’ di sinistra, ma serve al paese per ritornare a crescere. Grazie all’azione del Governo, l’Italia e’ uno dei Paesi che ha resistito meglio alla crisi. Oggi dobbiamo pensare a crescere: nell’attesa che vengano realizzate le nuove infrastrutture di trasporto, Terzo Valico in primis, abbiamo bisogno di lavorare all’efficienza logistica del Paese già dal primo gennaio 2011. Con la maggiore efficienza, noi contiamo di riuscire ad acquisire nuovi traffici ai nostri porti, ai nostri valichi. L’obiettivo del Piano Nazionale della Logistica – ha spiegato Giachino – sarà quello di conseguire nel prossimo decennio una crescita aggiuntiva di mezzo punto di Pil a quella che il sistema ha già. Noi stiamo crescendo da 10 anni alla media di circa un punto di Pil all’anno: e’ troppo poco. Dalla logistica dei trasporti, se il mondo della logistica dei trasporti e’ in grado di fare squadra mettendo da parte le polemiche, noi possiamo dare un contributo aggiuntivo alla crescita e creare nuovi posti di lavoro. Parlando di mondo della logistica dei trasporti, Genova e’ il nostro punto più importante essendo il nostro porto più importante”. A questo proposito, il sottosegretario ha citato l’esempio della Germania dove, negli ultimi 10 anni, si e’ puntato molto sulla logistica e oggi, all’uscita dalla crisi, “si cercano, come posti di lavoro, prima gli ingegneri (34mila), e, al secondo posto, 30mila autisti. Quindi la logistica e’ in grado di creare lavoro. Dobbiamo crederci, lavorare, renderla più efficiente, sbloccare i punti dove e’ inefficiente, a partire dai controlli doganali nei porti e così via, lavorando sugli interporti, mettendo in piedi una piattaforma telematica unica nazionale da offrire al sistema logistico, quindi il discorso che facciamo qui oggi a Genova, mettere insieme la piattaforma di Uirnet con quella del Sistri e con quella dell’Albo nazionale dell’autotrasporto. Non ci costa nulla – ha concluso il sottosegretario – perché sono tutte e tre piattaforme già pagate dallo Stato”

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Soddisfatta sul ruolo centrale dei porti ma critica nei confronti di un Piano che non ha una «previsione finanziaria». Federagenti, la federazione degli agenti marittimi, analizza l’aggiornamento del Piano Nazionale della logistica presentato nei giorni scorsi dal governo.
«Si è consapevoli che nel documento di sintesi presentato al Senato non potevano essere comprese cifre e importi – si legge in una nota della federazione – ma senza una previsione di stanziamenti di fondi e di incentivi il documento rischia di apparire un elenco di pie intenzioni destinato a rimanere sulla carta come per le precedenti edizioni».
Soddisfazione per il ruolo che finalmente assume la portualità, riconosciuta come snodo principale dell’intermodalità. Qui, secondo Federagenti, sono stati individuati dei «punti nodali per una pianificazione strategica della logistica», ove «si riconosce, finalmente, nei porti lo snodo principale della intermodalità e della co-modalità».
Gli sprechi. Evitare finanziamenti “a pioggia” ma concentrare le risorse su scali strategici che già hanno progetti concreti in corso e non proposte faraoniche. Questi porti già ci sono, ovvero quelli dell’Alto Tirreno, Alto Adriatico e del centro-sud. «Negli ultimi anni – spiega Federagenti – è mancata una qualsiasi politica di intervento per la realizzazione di infrastrutture, non solo portuali, ma soprattutto di collegamento tra il porto e il retro porto logistico». Per questo «si auspica che il piano individui quei sistemi portuali che già racchiudono al loro interno specializzazioni ed investimenti, evitando sprechi e concentrando risorse senza lasciarsi attrarre da progetti faraonici privi di aderenza alla realtà e di insopportabile impatto finanziario». I sistemi dell’Alto Tirreno, dell’Alto Adriatico e dei porti del centro-sud sono quindi «la soluzione strategica su cui far concentrare le risorse, sia pubbliche che private». «Risulta utopistica – precisa Federagenti – un’azione politica e di programma che volesse pianificare ex novo la specializzazione dei poli già esistenti».
Ricapitolando, «va perseguita con energia una decisa semplificazione normativa, uno snellimento delle procedure (vedi Sportello Unico), un’attivazione di linea di incentivi per gli operatori portuali (riduzione delle accise dei carburanti) e una parziale fiscalizzazione degli oneri sociali dovuti dalle imprese portuali, azioni già da tempo richieste da tutto il cluster marittimo, ma inascoltate». Proposte che possano colmare il gap logistico «attualmente esistente – conclude Federagenti – che vede l’Italia al 22° posto nel mondo, dopo quasi tutti i paesi Ue (indice Logistic Performance Index della World Bank)».

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Prima di tutto, pensare alle regole. È la richiesta di Piero Lazzeri, presidente di Fedespedi, in riferimento alla Consulta nazionale dell’Autotrasporto, recentemente incaricata dal governo di stendere un nuovo progetto di riforma del sistema logistico. «Il Piano generale della logistica – ha detto Lazzeri rivolto al sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino – non deve essere confuso con un piano generale dell’autotrasporto. Mentre per quanto riguarda le infrastrutture è affermata la consapevolezza collettiva della loro necessità, ben diverso è il caso dei servizi e delle regole – ha spiegato il numero uno degli spedizionieri italiani -. Qui si è ancora lontani da una seria presa di coscienza di quanto questi fattori siano determinanti».

Lazzeri chiede che la sua categoria venga ascoltata, «perché è la sola ad avere una visione insieme calata nella realtà operativa, ma anche aperta alle dinamiche del mercato».

Ennesima condanna poi al sistema ferroviario nazionale, «e alla liberalizzazione di fatto frenata da Trenitalia». Ben vengano, conclude Lazzeri, le iniziative private regionali, in attesa di strutture logistiche adeguate, oggi in Italia inesistenti

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