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Strano personaggio Daniel Kahneman. Nel 2002 ha vinto il Nobel per l’economia. Ma non è un economista. È uno psicologo che, dimostrando coi suoi esperimenti scientifici che non esiste l’homo oeconomicus dai comportamenti perfettamente razionali che è alla base della teoria economica classica, ha aperto la strada alla nuova economia comportamentale. Una scuola di pensiero divenuta mainstream con la crisi finanziaria del 2008, esplosa proprio per le mosse irrazionali di una miriade di soggetti economici: banche, finanziarie di Wall Street e anche i singoli individui, che si sono caricati sulle spalle mutui immobiliari insostenibili.

Sulla base degli esperimenti compiuti per decenni Kahneman sostiene che dietro il nostro agire quotidiano ci sono due distinti modi di pensare e prendere decisioni. Li chiama, convenzionalmente ,«sistema 1» e «sistema 2». Il primo intuitivo, rapido, impulsivo, basato su associazioni di idee, inconscio; l’altro consapevole, analitico, deliberativo, lento. La overconfidence, l’eccesso di fiducia, è una nostra caratteristica innata. Ci fa sbagliare, ma ci fa anche evitare la paralisi. La mente umana fatica a distinguere tra rischi limitati e rischi di eventi estremamente rari. Anche per questo si fanno errori. Ma se dovessimo pensare al rischio di essere uccisi da un’auto ogni volta che attraversiamo la strada, resteremmo tappati in casa per tutta la vita».

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